Nuwa a Fragrance by Roja Dove

Nuwa: L’elisir di una dea

Dovendo descrivere l’apparizione di una Dea, l’immaginario suggerisce la materializzazione di una figura eterea che si delinea attraverso una nuvola ovattata e dorata, con effetti di luce e dissolvenza. Questo é Nuwa, una fragranza sublime e raffinata, una composizione sognante e visionaria dall’eccelso naso del grande profumiere Roja Dove.
La prima impressione che trasmette é la sensazione visiva di una spruzzata di piccolissime particelle dorate, tra le note luminose di un’apertura agrumata di Pompelmo e Bergamotto ed accordi di Cumino e Fiore d’arancio. Come in The Lark Ascending di Vaughan Williams, la fragranza si svela tra accordi leggeri e vibranti, che sembrano fluttuare briosi e puri. La sua connotazione orientale é immediata, suggerisce l’immagine di un piccolo mercato asiatico, in un villaggio isolato sulle rive di un fiume. E’ l’alba ed al primo raggio di sole, quando tutto é ancora silenzioso, l’aria fresca del mattino raccoglie il profumo degli agrumi dalle larghe ceste di vimini e la loro dolcezza cristallina si intreccia con gli effluvi ipnotici dei banchi di spezie.
Solo dopo alcuni minuti, la composizione si riscalda e seduce l’olfatto con accordi di Rosa e Gelsomino, Sandalo e Vaniglia che si susseguono accesi ed appassionati come il Liebestraum di Liszt. E’ un effetto quasi palpabile, una passeggiata tra giardini rigogliosi, lo schiudersi dei fiori e la loro fragranza evanescente che si propaga mentre il sole é al suo culmine.
Gradualmente, le note di cuore si fondono agli accordi balsamici di spezie e resine. E’ come se l’aura dorata della Dea si colorasse attingendo al blu del cielo. L’effetto ammaliatore di questa essenza non lascia scampo, come il più suggestivo dei tramonti, ed é così che l’accordo di fondo rivela il Benzoino, i chiodi di Garofano, il Pepe ed il Balsamo del Perù per portarci in un mondo incantato ed antico, presente e mistico. Qualcosa di misterioso e caldo sulla pelle, una fragranza che tocca il cuore e rapisce come il Claire de Lune de Debussy. In un’ora circa, lo sviluppo della piramide é completo e la pelle é vestita di leggeri drappi di seta colorata e lucente, di cui ogni movimento riproduce la sinuosa danza. L’accordo delicato e chipré, tenacemente rotondo e speziato é la firma di questa composizione orientale, fresca e luminosa, dolcemente fruttata e tenera.
Credo che non ci sia accordo che la magia di un profumo non sappia riprodurre, ma é un dato di fatto che la completezza, la complessità e l’eleganza di questa creazione abbia il potere di accompagnarsi a ciascuna delle melodie più dolci, appassionate e toccanti.

Non c’é antidoto alla bellezza e Nuwa, decisamente, può creare dipendenza.

nuwa insideDalla prestigiosa collezione Imperial Scents di Roja Dove, Nuwa é una fragranza che si ispira ad un’eterea Dea della mitologia cinese, per metà donna e per metà drago. Simbolo della femminilità e del potere ammaliatore della bellezza. Il suo lato umano rappresenta la creazione, l’eleganza, la dolcezza, la saggezza, la bontà, l’abnegazione e la protezione materna. Per contro, il suo essere drago é un richiamo alla crudeltà della natura, giusta in modi che spesso l’uomo e tutti gli esseri viventi non sanno comprendere, svincolata da visioni soggettive e dominata da regole talvolta imperscrutabili. Come potremmo distinguere la bellezza, in un più ampio contesto, se essa fosse la sola ed unica caratteristica di ciò che osserviamo, senza contrasto, senza ombra di dubbio, senza sofferenza ? A Nuwa viene attribuita la creazione degli uomini.  Il suo potere le consentì di plasmare il creato con la sua grazia, regalando un profumo a ciascun fiore accarezzato al suo passaggio, seducendo languidamente l’animo umano con l’ispirazione e l’educazione alle arti musicali, alla danza ed al canto. Tuttavia, la separazione della specie umana dal mondo animale, non fu mai del tutto netta. All’uomo, ancora in balia delle leggi della natura, dell’istinto e della tentazione indotta dagli spiriti malvagi (quelli che nella che cultura cattolica furono trascritti come “vizi capitali”), fu donata la capacità di intravedere la natura divina, cui non avrebbe mai potuto assurgere se non ricercando eternamente la bellezza.

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